Vigoressia

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Vigoressia: la ricerca del modello maschile “perfetto”

Spesso sentiamo parlare di anoressia e bulimia, due dei disturbi alimentari più conosciuti. Frequentemente ascoltiamo discorsi inerenti la loro gravità e le relative conseguenze negative sulla vita dell’individuo. Raramente però si sente dire che i disturbi alimentari, in realtà, comprendono un grande spettro di patologie (si, sono patologie vere e proprie!).

Poiché tutte risultano debilitanti per l’individuo che ne soffre. All’interno di questa grande categoria esiste un disturbo alimentare che nasce nell’ambito del mondo sportivo e che si sviluppa prevalentemente negli uomini. Esso spinge l’individuo che ne è affetto a ricercare costantemente una forma fisica basata su un modello maschile di perfezione. Il disturbo alimentare in questione viene nominato per la prima volta nel 1993 con il nome di reverse anorexia (Pope et al. 2000). Si sviluppa poi negli anni come dismorfia muscolare e ad oggi viene conosciuto come vigoressia nel mondo scientifico o anche “Sindrome di Adone” (Riccobono et al. 2020).

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Come riconoscere questo disturbo alimentare legato alla forma fisica?

Nel DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) viene inserita la vigoressia come patologia mentale. Al contrario di quanto si possa pensare, essa non è categorizzata come un disturbo alimentare ma si sviluppa come una sottoclasse dei disturbi ossessivo-compulsivi. All’interno di questa categoria infatti viene inserita la dismorfofobia, anche chiamata disturbo del dismorfismo corporeo. Il termine racchiude la parola “dismorfia” che letteralmente significa “malformazione”. Chi soffre di dismorfofobia focalizza la sua attenzione sul proprio aspetto e forma fisica e trova insopportabile la presenza di tratti considerati difetti. Tale attenzione alla forma fisica e ai caratteri estetici può diventare talmente forte da invadere la mente e creare disagio nella vita sociale e lavorativa.

Vigoressia e modello maschile di riferimento

Una sottoclasse della dismorfofobia è quindi la vigoressia o dismorfia muscolare. In quest’ultima l’attenzione è riposta nella forma fisica e il difetto diventa un corpo poco muscoloso che viene percepito come lontano dal modello maschile ideale. Questa percezione corporea crea nell’individuo il pensiero ossessivo di voler modificare la propria forma fisica. Lo scopo è guadagnare massa muscolare e avvicinarsi al modello maschile di riferimento. Il pensiero è talmente presente ed invadente da spingere la persona ad allenamenti intensi e ripetuti, diete restrittive e iperproteiche, utilizzo di integratori e anabolizzanti. Nei casi più gravi l’individuo può arrivare a spendere molti soldi e molto tempo per raggiungere il modello maschile desiderato, tanto da inficiare la propria vita sociale e lavorativa. L’attenzione alla propria forma fisica porta inoltre l’individuo a passare molte ore davanti allo specchio alla ricerca di difetti e molto tempo all’interno di strutture di allenamento. Egli può continuare l’esercizio fisico anche in presenza di infortuni o di condizioni che non permettono di allenarsi (Leone et al. 2005).

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Chi soffre di questo disturbo alimentare?

La vigoressia è un disturbo alimentare ancora oggi poco studiato anche se il suo interesse è in aumento. La sua prevalenza non è chiara. Una stima fatta nel 2017 sostiene che 60 000 italiani soffrano di questo disturbo alimentare (Longobardi et al. 2017). Da uno studio del 2013 sembrerebbe risultare che tra chi fa allenamento in sala pesi, la presenza di vigoressia è presente tra il 10 e il 53% e che il 2% faccia uso di anabolizzanti (Contesini et al. 2013). Questo disturbo alimentare è sicuramente più presente negli uomini rispetto alle donne e soprattutto negli uomini di più giovane età. Nel mondo sportivo lo sviluppo del disturbo alimentare potrebbe collegarsi all’attenzione al modello maschile di corpo muscoloso e ad una grande attenzione alla forma fisica. Alte aspettative di performance possono inoltre portare l’individuo a focalizzarsi soprattutto sull’allenamento destinato a far aumentare la massa muscolare. Inoltre cause influenti sono: la pressione sociale, le influenze culturali sulla forma fisica e un modello maschile a cui aspirare imposto da canoni estetici basati sulla fisicità.

Questo disturbo alimentare è sicuramente più presente negli uomini rispetto alle donne e soprattutto negli uomini di più giovane età

La dieta per la forma fisica imposta dalla vigoressia

L’attenzione per la forma fisica si accompagna all’attenzione verso un’alimentazione che sostenga il raggiungimento dell’ideale di modello maschile imposto. L’individuo che soffre di vigoressia utilizzerà quindi una dieta a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di proteine. Pertanto si tenderà ad eliminare anche in modo ossessivo gli alimenti ritenuti troppo grassi. Tra questi però alcuni sono di fondamentale importanza per il funzionamento dell’organismo. L’olio d’oliva ad esempio permette di raggiungere un’ottimale introduzione di grassi monoinsaturi e favorisce l’assorbimento delle vitamine A, K, D ed E. Per raggiungere il modello maschile, la dieta sarà poi iperproteica. Si preferiranno alimenti di origine animale con alto contenuto di proteine, come carne, pesce e uova. Questo a scapito di alimenti ricchi in carboidrati come pasta, pane, riso, mais, patate, frutta, che verranno usati in minime quantità se non completamente eliminati. L’insufficiente apporto di carboidrati può portare a carenze energetiche e modificazione scorretta della forma fisica, soprattutto in individui con alto livello di allenamento. L’alimentazione di chi soffre di vigoressia prevede quindi una bassa gamma di cibi avendo un grave risvolto sulla vita sociale. L’individuo che soffre del disturbo alimentare tenderà ad evitare momenti di convivialità in cui non può decidere cosa mangiare o controllare la composizione del pasto.

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Il disturbo alimentare e l’uso di integratori per raggiungere la forma fisica desiderata

Un ulteriore modo per giungere al proprio modello maschile sperato sarà l’utilizzo inappropriato di integratori, spesso senza il consulto di un esperto. Tra questi, sicuramente i più utilizzati sono gli integratori di proteine e aminoacidi (Trog et al. 2009). Essi vengono utilizzati per favorire l’aumento della massa muscolare, così come il modello maschile di riferimento impone. Devono però essere utilizzati con grande attenzione poiché con facilità chi ne fa uso supera il proprio fabbisogno proteico giornaliero. Questo comporta un affaticamento a livello dei reni (gli organi deputati allo smaltimento delle proteine metabolizzate dal corpo). Nei casi più gravi si può addirittura incorrere in calcoli renali, disfunzione renale, insufficienza renale acuta o cronica, con necessità di dialisi. L’uso smodato di integratori (non solo proteici) inoltre può comportare aumento della pressione e del battito cardiaco, aritmie, spasmi coronarici e, negli individui predisposti, infarto. Altri sintomi possono includere disturbi del sonno, tremori, agitazione e ansia, perdita di coordinazione e dipendenza (Contesini et al. 2013). Ancora più rischioso può infine essere l’utilizzo di anabolizzanti. Essi vengono presi al fine di supportare il raggiungimento della forma fisica desiderata. Il loro uso però è esclusivamente di competenza medica nel trattamento di specifiche patologie, ad esempio alcune legate al sistema endocrino. Pertanto, utilizzarli in assenza di patologia e senza un consulto medico comporta gravi rischi per la salute dell’individuo.

Come combattere la ricerca ossessiva del modello maschile?

Come per la prevenzione e la cura di ogni disturbo alimentare, la prima cosa da fare è conoscerlo. È importante che si studi, si capisca e si parli della vigoressia al fine di sensibilizzare la popolazione. Viviamo in un mondo in cui tutto sembra puntare all’estetica, in cui la forma fisica è ormai diventata un vero e proprio valore. La forma fisica ci definisce, spesso molto più rispetto a cosa sappiamo fare o a chi siamo. E in questo i mezzi di comunicazione ricoprono un ruolo importante: il modello maschile da raggiungere è rappresentato dalla forma fisica che essi impongono. Siamo talmente tanto abituati a vedere immagini di corpi scolpiti che ormai non ci poniamo più domande. Quello che mostrano televisioni, giornali e pagine web è il modello maschile a cui si deve aspirare. Con queste premesse si capisce quanto sia importante parlare di disturbi alimentari. In particolare, per la vigoressia ruolo fondamentale è occupato da allenatori, personal trainer, istruttori, fisioterapisti, osteopati. Ma anche tutte quelle figure che sono quotidianamente a contatto con atleti professionisti ed amatoriali (Leone et al. 2005). Conoscere il disturbo alimentare porta a individuare una persona che ne soffre. Riconoscere la presenza del disturbo alimentare porta a saper indirizzare l’individuo verso professionisti della salute mentale, al fine di intraprendere un percorso personalizzato mirato. Ma il ruolo dei professionisti in campo sportivo è fondamentale anche per la prevenzione della vigoressia. Essa può essere fatta tramite l’informazione, con colloqui interpersonali o di gruppo. In conclusione fondamentale è l’invio dell’atleta a dietisti e nutrizionisti, per la gestione dell’aspetto alimentare e la prevenzione dell’uso di diete sbilanciate ed ossessive.

Bibliografia

  1. H.G Pope Jr, K. A. Phillips, R. Olivardia; The Adonis Complex: The Secret Crisis of Male Body Obsession; The Free Press; 2000.
  2. G. Riccobono, A. Pompili, C. Iorio, G. Carducci, S. Parnanzone, G. Pizziconi, A. Iannitelli, F. Pacitti; An Instrument for the Evaluation of Muscle Dysmorphia: The Italian Validation of the Adonis Complex Questionnaire; Brain and Behavior; 2020; 10:e01666.
  3. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione; American Psychiatric Association; 2013.
  4. J. E. Leone, E. J. Sedoryt, K. A. Grey; Recognition and Treatment of Muscle Dysmorphia and Related Body Image Disorders; Journal of Athletic Training; 2005; 40:352-359.
  5. C. Longobardi, L. E. Prino, M. A. Fabris, M. Settanni; Muscle Dysmorphia and Psycopathology: Findings from an Italian Sample of Male Bodybuilder; Psychiatry Research; 2017; 256, 231-236.
  6. N. Contesini, F. Adami, M. Blake, C. BM Monteiro, L. C. Abreu, V. E. Valenti, F. S. Almeida, A. P Luciano, M. A. Cardoso, J, Benedet, F, de Vasconcelos, C. Leone, D. Frainer; Nutritional Strategies of Phisically Active Subjects with Muscle Dysmorphia; International Archives of Medicine; 2013; 6:25.
  7. S.D. Trog, E. Teixeira; Use of Dietary Supplementation with Amino Acids and Proteins by Bodybuilders Municipality of Irati-PR; Cinergis; 2009; 10: 43-53.

Dr.ssa Martina Onida

Laureata in Dietistica all’Università di Torino nel novembre del 2018, ho conseguito poi il Master di Alimentazione e Nutrizione Sportiva della scuola SANIS nell’anno 2019 e il Master Coaching Nutrizionale nell’anno 2020. Attualmente iscritta all’università di Milano per conseguire la laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana.